Santo Stefano del Sole

È stato difficile trovare traccia di questa tradizione perché a Santo Stefano del Sole è caduta in disgrazia da molti anni e non è mai stata seguita da molti concittadini. Anche molte persone anziane non ricordano di questo rito particolare.

Era rimasta solo una donna a tramandare questa tradizione che circa una decina di anni fa è tramontata del tutto.

La tradizione narra che il giorno dopo Carnevale, la moglie Quaresima, piange il marito morto e digiuna, mangiando un solo pasto fino a Pasqua. I giovedì (non è molto chiaro quando termini il digiuno) i mercoledì e i venerdì Quaresima non mangia carne (oggi alcuni non la mangiano solo il venerdì Santo).

Il mercoledì delle ceneri la tradizione vuole che venga creato un fantoccio dalle sembianze femminili vestita a lutto, a cui viene attaccata una patata e appeso o al balcone della propria abitazione, o appeso all’entrata della casa. In questa patata (chi l’attaccava sotto il fantoccio e chi in testa) vengono messe 7 penne di gallo (chi dice tutte nere, chi 6 nere ed una bianca). Il numero sette simboleggia le domeniche che separano dalla Pasqua. La domenica di Pasqua, viene tolta l’ultima penna ed il fantoccio viene bruciato.

Questo è quel che resta del ricordo della Quaravesima a Santo Stefano del Sole.

Più in voga, come tradizione a Santo Stefano erano le Quarant’ore. La chiesa madre era addobbata ed era esposto il Santissimo. Partecipavano le tre congreghe del paese. Ogni congrega a turno portava due fratelli che, con particolari cerimonie si scambiavano il turno. A queste Quarant’ore partecipavano anche le suore e le scuole del Paese.

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