La Cavalcata di Sant’Anna – San Mango sul Calore

L’ultima domenica di luglio per i sammanghesi è il giorno della Cavalcata  che, da sempre, per qualche ora  consegna al piccolo paese il ruolo di  centro simbolo della Media valle del Calore. “La Cavalcata – ricorda il sindaco Gennaro Uva- è una tradizione vera, non inventata, è un evento antichissimo che rappresenta un po’ la carta d’identità della comunità sammanghese e forse anche dell’intero circondario, che confluisce in massa presso l’antica chiesa della santa”. Di mattina, il corteo equestre si snoda dalla casa comunale per raggiungere, dopo alcuni chilometri di un faticoso ma divertente tragitto, l’antichissima chiesa rurale dedicata a Sant’Anna. I cavalli procedono lentamente, per permettere ai fantini in costume d’epoca di lanciare manciate di confetti alle numerosissime persone che s’incontrano durante il percorso. In particolare, i lanci  diventeranno più fitti davanti  alla piccola chiesa di san Vincenzo, altrimenti detta del “Cemeterio” (nel quartiere Torre) e all’interno della stessa chiesa di sant’Anna, dove cavalli e cavalieri  concluderanno la Cavalcata compiendo i rituali tre giri  attorno all’altare, avanzando a fatica nella folla in delirio, che cercherà di assicurarsi la maggiore quantità possibile di confetti che, associati al culto della santa, sono considerati apportatori di fertilità e miracolosi per la salute delle donne. Non a caso, durante la manifestazione non è infrequente incontrare donne incinte, pronte a raccoglierli a terra (quelli rotti sarebbero i più prodigiosi) e a mangiarli dopo aver sostato in preghiera nell’antica chiesa. Nonostante il fiorire di suggestive leggende che ci riportano tutte all’atmosfera medievale, la Cavalcata dovrebbe avere origine dai traffici che animavano l’antica e frequentatissima “Strada regia per Melfi”, di origine romana o altomedievale, sul cui tracciato si trovava la chiesa, tra importanti taverne e a ridosso dell’antico ed imponente ponte sul fiume Calore, detto appunto di Sant’Anna, ancora oggi visibile e visitabile. Il ventisei luglio, nella valle confluivano commercianti napoletani e delle più svariate province del Regno per partecipare ad un’importante fiera: “Nella quale chiesa di S. Anna- si legge in un documento del 1698 pubblicato dal  professore Luigi De Blasi – nel giorno della sua festività vi si celebrano molte messe e si fa la fiera con concorso delle terre, e luoghi convicini, nel qual giorno dal sindico di detta terra si crea il mastro giurato quale per tre giorni regge ed administra la giustizia, deponendo il governatore di essa terra il suo dominio per detto al quale governatore dall’istesso mastro giurato se li pagano carlini dieci in conformità dei suoi privilegi”. Nei giorni della fiera, come accadeva in altri centri del regno, il sindaco amministrava autonomamente la giustizia, di norma esercitata dal feudatario tramite un governatore. La Cavalcata ricorda appunto il solenne corteo che sindaco e dignitari locali facevano verso la fiera e la chiesa, che per alcuni giorni diventavano il centro pulsante della vita locale.

 

Una chiesa”Celebre e antica”

 

La chiesa medievale di Sant’Anna è uno dei monumenti storici ed artistici più interessanti della media Valle del Calore. Tutti, nel circondario, la conoscono come la chiesa della “Cavalcata”. Ma è anche qualcosa di più: un piccolo gioiello da conoscere e visitare non solo nel giorno della magica manifestazione folkloristica. La struttura attuale della chiesa risale al tredicesimo secolo.  Fu probabilmente ricostruita su  un tempo più antico, se dobbiamo prestar fede al “Libro di re Ruggiero”, scritto nel 1154 dal geografo marocchino al-Idrisi, che parla di un casale di Sant’Anna, situato nei pressi di Taurasi e sul fiume Calore. Di sicuro, la sua antichità era celebrata già nel secolo XVII: in una relazione del 1655, il vescovo Lorenzo Pollicini la ricordava come “celebre ed antica”, annotando che vi erano anche delle grotte con altari “ad inveniendos thesauros”. Noi oggi l’ammiriamo pressappoco come la vide l’ingegnere napoletano Remigio Cacciapuoti  nel 1698: “è quasi diruta, coverta a lamia alla gotica, consistente in tre navi con i suoi pilastri e archi, in testa d’una delle sodette navi a sinistra vi è l’altare con statua della gloriosa Sant’Anna“.

L’architetto Marta Coppola, che ne ha studiato la struttura, ci ricorda che “la pianta  è un quadrato non perfetto (m. 20.22x 19,44), la copertura è a spioventi, il cui punto più alto è a m. 19,20 da terra, mentre nei due lati scende a m. 18,45. La facciata è semplice: tre rosoni che permettono l’areazione e il passaggio della luce, e tre porte sormontate da semicerchi incavati che presentano segni di un’antica decorazione a rilievo. L’interno è a tre navate divise da archi acuti e da pilastri rettangolari che sorreggono volte a crociera ogivale. Nelle pareti laterali si aprono delle feritoie, scavate nel muro spesso, realizzato in tufo, malta e ciottoli di fiume. Sono tutti elementi gotici, anche se si tratta di un gotico molto primitivo“. All’interno si notano interessanti avanzi di affreschi, che purtroppo vanno sempre più degradandosi (tra cui l’immagine della santa con la Vergine ed il Bambino ed un santo guerriero che potrebbe essere il patrono San Teodoro martire). Il primitivo altare si trova alle spalle dell’attuale, che risale a restauri relativamente recenti. L’ultimo, che non ha alterato la struttura originale, è stato eseguito dopo il terremoto del 1980.

Fiorenzo Iannino

 

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